{"id":1352,"date":"2023-05-30T20:01:00","date_gmt":"2023-05-30T18:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/congresamp2024.world\/?p=1352"},"modified":"2023-09-24T19:48:27","modified_gmt":"2023-09-24T17:48:27","slug":"tutti-sono-folli-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/congresamp2024.world\/it\/tutti-sono-folli-2\/","title":{"rendered":"\u201cTutti sono folli\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>AMP 2024<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dedico questa conferenza ad Angelina Harari che, come presidente per quattro anni, ha guidato la vita dell\u2019Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP) con una mano a volte ruvida, a volte gentile, ma sempre pertinente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Spetta a me dare il titolo ai congressi dell\u2019AMP*. Perch\u00e9? L\u2019abitudine ha preso piede, \u00e8 diventata una sorta di tradizione \u2013 attenzione: \u00e8 un pericolo! Non sar\u00e0 sempre cos\u00ec. Ma ritengo che quel momento non sia ancora arrivato. Quindi continuo. Il nostro prossimo congresso si intitoler\u00e0: <em>Tutti sono folli<\/em><a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Contesto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come il titolo delle presenti Assisi &#8211; <em>La donna non esiste<\/em> \u2013, <em>Tutti sono folli<\/em> \u00e8 un aforisma di Lacan. L\u2019ho ripescato da uno scritto minuscolo, composto da Lacan su mia richiesta. All\u2019epoca si trattava di difendere il Dipartimento di psicoanalisi di Vincennes, la cui esistenza all\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi 8 era minacciata. D\u2019altronde, ogni anno essa \u00e8 ancora minacciata, per motivi congiunturali e anche per una ragione strutturale. La verit\u00e0 \u00e8 che, come scrive Lacan, <em>la psicoanalisi non \u00e8 materia di insegnamento<\/em><a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto all\u2019opposizione, che io dico strutturale, tra il discorso analitico e il discorso universitario, tra il sapere sempre supposto nella pratica della psicoanalisi e il sapere esposto che \u00e8 centrale nel discorso universitario. Non sviluppo questa opposizione, che ci \u00e8 ben nota.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho estratto questo aforisma da poche righe scritte da Lacan in un tempo che si potrebbe dire d\u2019oltretomba, in quanto si colloca dopo il Seminario da lui intitolato \u201cIl momento di concludere\u201d. Tutto quello che Lacan ha scritto o pronunciato dopo questo Seminario gode di uno statuto speciale di <em>apr\u00e8s-coup<\/em> rispetto all\u2019insieme compiuto del suo <em>insegnamento<\/em> \u2013 uso questo termine, che usava anche lui prima di respingerlo. Ci\u00f2 conferisce a queste affermazioni frammentarie un valore testamentario. <em>Tutti sono folli<\/em>, Lacan lo ha formulato una e una sola volta, in un testo pubblicato in una rivista allora riservata, <em>Ornicar<\/em>? Poich\u00e9 io l\u2019ho appuntato, commentato, ripetuto, questo aforisma \u00e8 entrato nella nostra lingua comune, quella dell\u2019AMP, e in quella che potremmo chiamare la nostra <em>doxa<\/em>. \u00c8 diventato addirittura una sorta di slogan.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contesto dell\u2019epoca, \u00e8 stato inteso in un modo che lusinga i pregiudizi contemporanei, ovvero la rivendicazione democratica di una fondamentale uguaglianza dei cittadini che si impone sulla gerarchia tradizionale e che decostruisce la gerarchia che regolava il rapporto del curante con il suo paziente. Lo dico senza nostalgia, dato che Lacan aveva anticipato l\u2019ideologia contemporanea dell\u2019uguaglianza universale degli esseri parlanti sottolineando la fraternit\u00e0 che dovrebbe legare, secondo lui, il terapeuta al suo paziente. <em>L\u2019uomo \u00abaffrancato\u00bb della societ\u00e0 moderna<\/em>, ha detto, dobbiamo accoglierlo e, cito,<em> aprire nuovamente la via del suo senso in una fraternit\u00e0 discreta alla cui misura siamo sempre troppo ineguali<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Depatologizzazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se la posta in gioco \u00e8 la fraternit\u00e0, questa ha smesso da tempo di essere discreta ed \u00e8 stata invece rivendicata a gran voce con il pretesto della totale e completa uguaglianza degli esseri parlanti.<\/p>\n\n\n\n<p>In queste condizioni, non dobbiamo stupirci che questa pretesa egualitaria si traduca nella scomparsa programmata della clinica. Tutti i tipi clinici vengono progressivamente eliminati dal grande catalogo clinico, gi\u00e0 declassato e decostruito dalle successive edizioni del DSM. E questo, in un momento in cui tutti gli individui affetti da un disturbo mentale, da un handicap o da ci\u00f2 che un tempo veniva giudicato come anormalit\u00e0, si associano e formano dei gruppi. Questi gruppi, legalmente fondati e registrati, sono spesso costituiti come gruppi di pressione \u2013 ci sono persino gli autistici e coloro che sentono le voci, ecc. Tutto lascia pensare che la clinica sar\u00e0 presto un ricordo del passato. Sta a noi adeguare la nostra pratica a questa nuova epoca, senza nostalgia, senza rancori, senza spirito di rivalsa.<\/p>\n\n\n\n<p>In un simile contesto, l\u2019aforisma lacaniano non pu\u00f2 che essere interpretato come l\u2019assunzione e la convalida di un termine ormai di uso comune (l\u2019abbiamo sentito risuonare pi\u00f9 di una volta durante queste Assisi): la <em>depatologizzazione<\/em>. Non ci saranno pi\u00f9 patologie, ci saranno, anzi ci sono gi\u00e0, al suo posto, stili di vita liberamente scelti \u2013 una libert\u00e0 imprescrittibile perch\u00e9 \u00e8 quella dei soggetti di diritto. Se posso permettermi, <em>il d(i)ritto prevale sullo storto<\/em><a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Freud parla della sostituzione del principio di realt\u00e0 al principio di piacere. Assistiamo alla sostituzione del principio giuridico al principio clinico, assimilato a un suprematismo ormai inviso nei regimi democratici. Le conseguenze si stanno gi\u00e0 facendo sentire. Per fare un solo esempio recente, la legge approvata quest\u2019anno dal Parlamento francese stabilisce che qualsiasi riserva, riluttanza o modulazione nei confronti della richiesta di un soggetto \u2013 soggetto di diritto \u2013 per una transizione di genere, come viene chiamata, sar\u00e0 d\u2019ora in poi considerata un reato. \u00c8 stato necessario l\u2019intervento delle istanze dell\u2019\u00c9cole de la Cause freudienne perch\u00e9 l\u2019Assemblea Nazionale e il Senato ratificassero due emendamenti che fondano l\u2019eccezione dei terapeuti, a condizione che le loro osservazioni mostrino prudenza, invitino alla riflessione e non contravvengano alla comprensione e al rispetto che si impongono di fronte a quella che ho chiamato la libera scelta del proprio stile di vita. Oggi stesso un politico francese propone addirittura di introdurre il cambiamento di sesso nella Costituzione francese e di riconoscerlo come un diritto umano fondamentale, finora trascurato.<\/p>\n\n\n\n<p>In queste condizioni, l\u2019aforisma formulato da Lacan nel 1978 \u00e8 inteso come perfettamente in linea con lo <em>Zeitgeist<\/em>, lo spirito del tempo. Tuttavia, in questo modo, sarebbe stato meglio dire: <em>Tutti sono normali<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un duplice paradosso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La formula <em>Tutti sono folli<\/em>, completata nel testo di Lacan da un <em>ossia deliranti<\/em>, fa comunque risuonare una sorta di stridio. In effetti, l\u2019imputazione di follia e delirio rientra ancora nella clinica. Sembra convalidare la fine della clinica, ma in termini che appartengono alla clinica. Questo per\u00f2 non \u00e8 l\u2019unico paradosso introdotto da questo aforisma. Infatti, chi dice <em>Tutti sono folli<\/em>? Non pu\u00f2 che essere un folle. La sua affermazione \u00e8 quindi un delirio. In quanto universale, \u00e8 l\u2019esatto duplicato del detto di Epimenide, enunciato al singolare con un <em>io<\/em>, ossia <em>Io mento<\/em>. Questo duplice paradosso \u00e8 tale da farci sospettare che, nell\u2019aforisma in questione, ci sia di pi\u00f9 e forse qualcosa di diverso rispetto alla convalida della cosiddetta <em>depatologizzazione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Confesso che, diffondendo questo aforisma, tagliandolo fuori dal suo contesto scritturale, elevandolo o abbassandolo alla qualit\u00e0 di uno slogan \u2013 cos\u00ec efficace! \u2013 ho indubbiamente favorito un equivoco che dovr\u00e0 essere corretto quando ne faremo il tema del nostro prossimo congresso. Niente di pi\u00f9 semplice: basta ricollocarlo nel contesto del breve scritto da cui l\u2019ho estratto \u2013 cosa che cercher\u00f2 di fare nella forma inevitabilmente abbreviata richiesta dalla funzione di chiusura che determina il mio compito qui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dialettica per la clinica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prima di impegnarmi in questo lavoro di contestualizzazione, faccio un breve excursus per indicare come si potrebbe <em>salvare la clinica<\/em> a dispetto di ogni depatologizzazione. Basterebbe ricorrere alla dialettica di Monsignor Dupanloup, sviluppata per calmare l\u2019ardore di coloro che nella Chiesa si ribellavano alle proscrizioni relative al progresso, al liberalismo e alla civilt\u00e0 moderna articolate nel <em>Sillabo<\/em> di Papa Pio IX. L\u2019astuto vescovo, portavoce della corrente liberale, procede distinguendo due livelli: quello che chiama tesi, dove si afferma il principio come assoluto; poi, dal basso, inscrive l\u2019ipotesi (nel senso di ci\u00f2 che sta sotto la tesi), dove trionfa il relativo. Il principio, pur essendo assoluto al suo livello, lascia aperto uno spazio di modulazioni, certo subordinato, ma in cui si tiene conto delle circostanze, di ci\u00f2 che \u00e8 opportuno e di ci\u00f2 che non lo \u00e8, delle necessit\u00e0 dell\u2019operativit\u00e0, ecc. Cos\u00ec, l\u2019assoluto e il relativo, lungi dal contraddirsi l\u2019un l\u2019altro, possono coesistere come buoni vicini, a condizione che si stabilisca una gerarchia tra i due termini.<\/p>\n\n\n\n<p>Utilizzando questa dialettica, la tesi come assoluto sarebbe la scomparsa di ogni patologia e l\u2019egualitarismo post-clinico. Tuttavia, nell\u2019interesse del pubblico, per scongiurare il disordine e persino le distruzioni, che la cieca applicazione del principio assoluto inevitabilmente comporterebbe, manterremo le distinzioni della clinica al livello subordinato dell\u2019ipotesi. Mi permetto di notare che questo concilierebbe il punto di vista dei miei colleghi Dominique Laurent e Fran\u00e7ois Leguil<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a> con il mio: tesi per me, ipotesi per loro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci\u00f2 che non si insegna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo questo excursus, la mia prima osservazione, o rettifica, sar\u00e0 piuttosto semplice: mi accontenter\u00f2 di prendere in considerazione la frase che segue immediatamente <em>Tutti sono folli, ossia deliranti<\/em>. La frase \u00e8 la seguente: <em>Questo \u00e8 dimostrato nel primo passo verso l\u2019insegnamento<\/em><a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Qui non c\u2019\u00e8 nessuna depatologizzazione, ma un abbassamento, un decadimento e, perch\u00e9 no, una decostruzione di quello che \u00e8 l\u2019insegnamento \u2013 ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare sorprendente da parte di un soggetto che ha a lungo celebrato la posizione d\u2019insegnante e che parlava lui stesso del proprio insegnamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, che cosa, secondo Lacan \u2013 l\u2019ultimissimo Lacan, l\u2019oltre-Lacan \u2013 si dimostra in questo modo, se non che insegnare \u00e8 una follia, che l\u2019insegnamento \u00e8 un delirio? L\u2019aforisma in questione fa quindi parte di una feroce critica alla funzione dell\u2019insegnamento. Questa critica feroce \u2013 e, aggiungerei, propriamente clinica \u2013 inquadra l\u2019aforisma <em>Tutti sono folli<\/em>. Se rileggiamo ci\u00f2 che viene prima nel testo, possiamo vedere che, fin dall\u2019inizio, si tratta di una critica, non della clinica, ma proprio di qualsiasi insegnamento. D\u2019ora in poi, lo slogan sar\u00e0 inteso come se dicesse: <em>Bisogna essere folli per insegnare, chi insegna delira<\/em>. A prima vista, ci\u00f2 che interessa Lacan sembra essere la struttura di ogni insegnamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Che strano modo di difendere il Dipartimento di psicoanalisi \u2013 che egli ha incoraggiato e di cui ha sempre sostenuto l\u2019esistenza \u2013, svalutare l\u2019insegnamento, e in particolare l\u2019insegnamento della psicoanalisi, scrivendo che <em>il discorso analitico non \u00e8 materia di insegnamento<\/em>. E perch\u00e9 non lo \u00e8? Quali sono le presunte ragioni di Lacan per attaccare cos\u00ec la funzione dell\u2019insegnamento?<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, il discorso analitico, a differenza degli altri tre che ha costruito, <em>non insegna<\/em> <em>niente perch\u00e9<\/em> \u2013 Lacan lo enuncia \u2013 <em>esclude la dominazione<\/em>. Non \u00e8 discorso del padrone, il quale \u00e8, per eccellenza, discorso della dominazione, perch\u00e9 esso si fonda sull\u2019incontestabilit\u00e0 di un significante-padrone. Il discorso del padrone insegna cos\u2019\u00e8 un sapere, cio\u00e8 che il sapere \u00e8 sempre servo di un significante-padrone \u2013 questo non \u00e8 smentito dalle condizioni di nascita dell\u2019Universit\u00e0, che pu\u00f2 essere collocata approssimativamente all\u2019epoca di Carlo Magno. Non si tratta neppure di discorso universitario, che installa un sapere nel posto dominante, che permette e persino richiede l\u2019insegnamento. Il discorso universitario \u00e8, per eccellenza, discorso dell\u2019insegnamento. Infine, il discorso dell\u2019isterica fa del soggetto il padrone del padrone; domina il dominatore e, cos\u00ec facendo, lo mette al lavoro per produrre un sapere. Questo non \u00e8 il sapere servo del padrone, tanto meno il sapere-padrone. \u00c8 il discorso che spinge all\u2019invenzione del sapere, tanto che Lacan sottolinea l\u2019affinit\u00e0 strutturale del discorso dell\u2019isterica con quello della scienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il discorso analitico comporta il posto della dominazione \u2013 in alto a sinistra negli schemi di Lacan. Tuttavia, questo posto \u00e8 occupato da un elemento che non \u00e8 fatto per dominare, comandare, sottomettere, ma per causare il desiderio: quello che Lacan chiama l\u2019oggetto <em>a<\/em>. L\u2019oggetto <em>a<\/em>, causa del desiderio \u2013 dico \u2013 mentre \u00e8 proprio il desiderio che non si lascia dominare, che resiste a qualsiasi comando, che sventa e di cui si beffa. Dov\u2019\u00e8 il sapere in questo discorso? \u00c8 in posizione di essere solo supposto \u2013 e non esplicito \u2013 a differenza del discorso universitario. Essendo sempre e solo supposto, \u00e8 come <em>sotto-posto<\/em> che sostiene l\u2019istanza della causa del desiderio di cui l\u2019analista si fa sembiante. Qui non c\u2019\u00e8 insegnamento, il che non impedisce che, a volte, sia possibile trarne insegnamento, ma si tratta di un sapere senza valore d\u2019insegnamento, senza ordine, n\u00e9 coerenza, n\u00e9 sistema \u2013 un sapere che dipende da incontri casuali, senza legge. Il discorso analitico quindi non domina. E, in particolare, non domina il suo soggetto \u2013 da intendersi come si vuole.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda ragione che Lacan adduce per rifiutare al discorso analitico la capacit\u00e0 di essere materia di insegnamento \u00e8: <em>non ha niente di universale<\/em>. Infatti, non \u00e8 affatto <em>per tutti<\/em>. \u00c8, se cos\u00ec posso dire, per uno solo, per l\u2019<em>Uno-tutto-solo<\/em>. Solo per lui l\u2019interpretazione pu\u00f2 dare luogo a un sapere, che svanisce non appena si pretende di universalizzarlo, di farlo valere per tutti. Provate a spiegare l\u2019effetto sensazionale di un\u2019interpretazione a un vasto pubblico: quello che ne emerger\u00e0 sar\u00e0 solo il suo carattere banale o discutibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Introduco qui una modulazione. Lacan non dice che la psicoanalisi non pu\u00f2 essere materia di insegnamento, ma che il discorso analitico non pu\u00f2 esserlo, vale a dire, grosso modo, la pratica della psicoanalisi. Esistono, d\u2019altro canto, a lato, le teorie della psicoanalisi, la sua storia e i dibattiti che essa ha suscitato e che costituiscono un deposito. A fronte di questa ripartizione, di questa divisione, tra pratica e teoria della psicoanalisi, qui non c\u2019\u00e8 nessun disconoscimento del Dipartimento di psicoanalisi, della presenza della psicoanalisi nell\u2019Universit\u00e0. Al contrario, c\u2019\u00e8 una restrizione che apre e libera un campo: la pratica della psicoanalisi non si insegna; al massimo, essa \u00e8 supervisionata occasionalmente, ogni volta a partire da un caso singolare, che non pu\u00f2 essere portato all\u2019universale, ma che pu\u00f2 essere elevato, quando si presta, alla dignit\u00e0 del paradigma.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quindi un monito di Lacan nei confronti dei suoi allievi. Sappiate e fate sapere che niente di ci\u00f2 che vi sar\u00e0 insegnato della psicoanalisi all\u2019Universit\u00e0 vi permetter\u00e0 di fare a meno di una psicoanalisi. Dovrete, come indica l\u2019Ouverture degli <em>Scritti<\/em>, <em>metterci del vostro<\/em><a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, pagare di persona, e questo in quanto tutt\u2019altro che allievi, cio\u00e8 come analizzanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dall\u2019impossibile al necessario<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ordino la continuazione del mio discorso di chiusura, che \u00e8 piuttosto un discorso di apertura, aggrappandomi a questo testo di Lacan, e prima di tutto alla frase che ho fatto porre sulla copertina dei suoi brevi scritti raccolti nella collana intitolata \u201cParadossi\u201d. \u00c8 con il terzo dei paradossi di questo testo che inizia il secondo paragrafo: <em>Come fare a insegnare ci\u00f2 che non si insegna<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la prima volta che Lacan trasmuta un impossibile in un reale. Diciamo che qui passa dall\u2019impossibile al necessario. Quello che \u00e8 impossibile insegnare, come tuttavia insegnarlo? Infatti, se \u00e8 impossibile insegnare, \u00e8 comunque necessario. Dobbiamo innanzitutto distinguere insegnare e insegnare, cio\u00e8, per usare il termine di Bertrand Russell, <em>stratificare<\/em> i due termini. Esiste l\u2019insegnare preso dalla parte dell\u2019impossibile e l\u2019insegnare dalla parte del necessario. Passare dall\u2019uno all\u2019altro, ovviamente, \u00e8 problematico.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo passaggio non \u00e8 per tutti. Lacan lascia intendere che non riguarda <em>tutti<\/em>, ma <em>uno<\/em>, cio\u00e8 Freud. Giacch\u00e9 la frase che segue lo convoca: <em>Ecco dove Freud ha mosso i suoi passi<\/em>. Qui c\u2019\u00e8 un privilegio: Freud per primo, e per molto tempo, si incaric\u00f2 di insegnare quello che non si insegna, cio\u00e8 la pratica della psicoanalisi. E lo ha fatto pagando di persona. Ne <em>L\u2019interpretazione dei sogni<\/em> egli consegna molti dei suoi sogni e non evita mai di attingere alle proprie formazioni dell\u2019inconscio per far progredire la psicoanalisi. Tuttavia, ci\u00f2 che vale per lui non vale per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, direi, questo vale anche per Lacan. Non \u00e8 possibile che non abbia pensato a se stesso. Tuttavia, non lo dice. Forse questo \u00e8 l\u2019unico caso in cui assume un atteggiamento modesto, perch\u00e9 non vi era portato. Dato che Lacan \u00e8 stato un riformatore della pratica analitica, questo vale certamente anche per lui, anche se si \u00e8 difeso dicendo che i tratti per cui la sua pratica si distingue valgono solo per lui. Imitarlo o meno \u00e8 responsabilit\u00e0 di ciascuno. Tuttavia, in un\u2019occasione, ha reso dottrina la durata variabile della seduta, non la sua brevit\u00e0. Ci sarebbe molto da dire qui, ma non lo far\u00f2 ora, perch\u00e9 dar\u00f2 invece credito alla frase seguente, che contiene il nostro aforisma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cTutto \u00e8 sogno\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eccola qui: <em>Freud ha considerato che tutto \u00e8 sogno e che tutti (se \u00e8 consentita una tale espressione)<\/em> \u2013 difatti, \u00e8 universale, contrariamente a quanto afferma prima \u2013 <em>tutti sono folli, ossia<\/em> <em>deliranti<\/em>. Le tesi concentrate in questa frase riguardano allo stesso tempo il sogno, la follia e il delirio. Hanno bisogno di essere spiegate. Va notato che Lacan le attribuisce a Freud. \u00c8 quindi innanzitutto alle opere di Freud che attinger\u00f2 per far luce su questa frase, in cui sono in gioco tutta la metapsicologia e tutta la clinica.<\/p>\n\n\n\n<p>Notate che, in Lacan, le sedute non sono le uniche a essere brevi, anzi brevissime. I suoi scritti sono sempre in tensione, una tensione incessantemente mutevole \u2013 a volte mena il can per l\u2019aia, associa, va a zonzo, a volte il suo discorso si stringe improvvisamente e scocca una freccia spietata che fulmina. \u00c8 il caso di questa frase \u2013 tranne per il fatto che, in questo breve scritto, tutto \u00e8 scarno, spoglio, ridotto all\u2019osso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciamo con l\u2019affermazione <em>tutto \u00e8 sogno<\/em>. Una frase mozzafiato. Ci si chiede se sia stato Lacan a scrivere questo, dato che in un Seminario fa riferimento al famoso titolo dell\u2019opera di Calder\u00f3n <em>La vita \u00e8 sogno,<\/em> per negare la tesi che porta e invalidarla per quanto riguarda il discorso analitico. Se tutto \u00e8 un sogno, che ne \u00e8 del reale? Dobbiamo arrivare ad enunciare che <em>niente \u00e8 reale<\/em> (reale nel senso di Lacan)? Il reale \u00e8 solo illusione, finzione o addirittura delirio? Dopotutto, perch\u00e9 no?<\/p>\n\n\n\n<p>Qui vengono in mente delle affermazioni di Lacan, che sono sempre state considerate enigmatiche. Nella prima lezione del Seminario <em>Il Sinthomo<\/em>, Lacan sottolinea l\u2019omogeneit\u00e0 dell\u2019immaginario e del reale, che sostiene essere basata sulla struttura binaria del numero, prima di fare riferimento alla teoria di Cantor \u2013 che si ritrova peraltro nel seguito di questo testo, di cui analizzo da vicino la composizione. Questo \u00e8 certamente omogeneo a quanto si dice nella forma <em>tutto \u00e8 sogno<\/em>. L\u2019omogeneit\u00e0 tra immaginario e reale \u00e8 completata dalla notazione che <em>il simbolo sopravanza<\/em> <em>sull\u2019immaginario<\/em><a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. \u00c8 come se, tenendo conto della matematica che evoca, e in particolare della teoria degli insiemi, il reale e il simbolico fossero riassorbiti nell\u2019immaginario.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non \u00e8 forse necessario, per poter affermare che <em>tutto \u00e8 sogno<\/em>? Questa supremazia dell\u2019immaginario \u00e8 infatti la <em>conditio sine qua non<\/em> perch\u00e9 si possa dire che <em>tutto \u00e8 sogno<\/em>. Lacan ha iniziato quello che dobbiamo chiamare il suo insegnamento accentuando la prevalenza dell\u2019immaginario, ad esempio ne \u201cLo stadio dello specchio&#8230;\u201d. Non \u00e8 forse anche l\u2019immaginario ci\u00f2 che Lacan promuove al termine della traiettoria del suo discorso? Questo non sarebbe insoddisfacente per la mente a cui piace che il discorso si chiuda su di s\u00e8. Tuttavia, lascio questo tema in sospeso, utilizzando uno stile interrogativo e il condizionale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Invenzione del reale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Seguendo questo filo, una seconda osservazione di Lacan si trova nella lezione IX dello stesso Seminario. Lui stesso nota qui che si discosta da Freud. Dice infatti: <em>l\u2019istanza del sapere che Freud rinnova nella forma dell\u2019inconscio, non presuppone necessariamente il reale di cui mi servo<\/em><a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Da questa affermazione trattengo il fatto che, secondo Lacan, la teoria freudiana dell\u2019inconscio non presuppone il reale e che potrebbe sostenersi senza reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il reale in funzione nel discorso analitico \u00e8 una sua invenzione, \u00e8 \u2013 indica Lacan \u2013 la sua <em>reazione<\/em> all\u2019articolazione freudiana dell\u2019inconscio: reagisce ad essa inventando il reale. Lacan arriva a ridurre il reale ad essere solo la sua <em>risposta<\/em> <em>sintomatica<\/em><a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a> all\u2019inconscio freudiano. Ci\u00f2 significa spogliare questo termine di ogni pretesa di universalit\u00e0, per ridurlo al sintomo di uno-tutto-solo. Ci sarebbero molte cose da dire, ma taglio corto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorniamo sull\u2019idea che la teoria di Freud non presuppone il reale. S\u00ec, senza dubbio, ma articola che qualcosa opera, permettendo al soggetto di discriminare \u2013 diciamo, senza entrare nei dettagli \u2013 tra sogno o allucinazione, da un lato, e realt\u00e0, dall\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sostituire senza revocare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Freud ha variato molto sullo statuto di questo apparato, di questo dispositivo che ha chiamato <em>Realit\u00e4tspr\u00fcfung<\/em>, l\u2019esame di realt\u00e0, come \u00e8 stato tradotto. Sostenere, come fa Lacan, che <em>tutto \u00e8 sogno<\/em> significa disdegnare l\u2019esame di realt\u00e0, significa amputare dalla teoria freudiana un termine che tuttavia sembra essenziale ed \u00e8 considerato tale dagli psicoanalisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Che sfacciataggine rendere nullo l\u2019esame di realt\u00e0 e, per di pi\u00f9, imputarlo a Freud! Tuttavia, la teoria freudiana non \u00e8 cos\u00ec oscura da non poter discriminare, attraverso il suo lavoro, tra ci\u00f2 che teniamo e ci\u00f2 che scartiamo su questo punto. C\u2019\u00e8 spazio per una scelta nell\u2019opera di Freud, che non \u00e8 il giardino alla francese piantato da Lacan, ma piuttosto una giungla. Lacan sceglie di accentuare in Freud ci\u00f2 che relativizza, o addirittura rende illusoria, la nozione stessa di esame di realt\u00e0. La questione \u00e8 affascinante per un analista e posso affrontarla qui solo attraverso un cortocircuito.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo motivo andr\u00f2 direttamente al breve e magistrale testo di Freud intitolato \u201cPrecisazioni sui due principi dell\u2019accadere psichico\u201d \u2013 o \u201cmentale\u201d, secondo la traduzione \u2013 del 1911, tralasciando due testi che lo precedono, il primo nel \u201cProgetto di una psicologia\u201d del 1895, il secondo nel famoso capitolo VII de <em>L\u2019interpretazione dei sogni<\/em>. Tralascio anche il testo scritto tre anni dopo sulla metapsicologia dei sogni, dove afferma \u2013 credo per la prima volta, come indica James Strachey, l\u2019ammirevole traduttore di tutta l\u2019opera di Freud in inglese \u2013 che l\u2019Io \u00e8 la sede dell\u2019esame di realt\u00e0 (egli nota questa cosa anche nel suo scritto sulla <em>Verneinung<\/em>). Freud introduce per la prima volta l\u2019espressione <em>esame di realt\u00e0<\/em> nelle \u201cPrecisazioni sui due principi&#8230;\u201d, ma deve subito notare che i processi inconsci non si preoccupano dell\u2019esame di realt\u00e0, che sono impermeabili alla sua azione.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, il testo si propone di articolare la relazione tra il principio di piacere e il principio di realt\u00e0. Fermiamoci sulla tesi di Freud secondo cui l\u2019evento decisivo nello sviluppo psichico \u00e8 l\u2019<em>Einsetzung<\/em>, l\u2019instaurazione del principio di realt\u00e0, che costituirebbe un progresso della massima importanza: il principio di realt\u00e0 sostituisce ci\u00f2 che era piacevole, ricercato in base al principio di piacere, cio\u00e8 un <em>Lustgewinn<\/em>, un guadagno di piacere, un <em>pi\u00f9-di-godere<\/em>. Qui abbiamo la soddisfazione di ritrovare in psicoanalisi uno schema molto tradizionale, secondo il quale crescere, raggiungere la maturit\u00e0, implica la rinuncia al piacere per affrontare la dura realt\u00e0. La festa \u00e8 finita! Tuttavia, come gi\u00e0 notato, l\u2019inconscio non conosce l\u2019esame di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a questo, c\u2019\u00e8 una valutazione essenziale di Freud che viene a sfumare, addirittura a contraddire, l\u2019idea di una pura e semplice sostituzione del secondo principio al primo. Freud stesso attenua la sua affermazione: sarebbe sbagliato pensare che la sostituzione del principio di realt\u00e0 al principio di piacere implichi la deposizione, la revoca, la destituzione (<em>Absetzung<\/em> in tedesco). <em>Effettivamente<\/em> \u2013 termine con cui traduco la parola <em>Wirklichkeit<\/em> \u2013 <em>il sostituirsi del principio di realt\u00e0 al principio di piacere<\/em>, dice Freud, <em>non significa la destituzione del principio di piacere, ma una miglior salvaguardia di esso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In altri termini, e per parodiare una famosa frase di Clausewitz, la sostituzione permette di perseguire il principio di piacere attraverso il principio di realt\u00e0. Ci\u00f2 che si tratta di ottenere attraverso il principio di piacere, poi attraverso il principio di realt\u00e0, \u00e8 sempre il <em>Lustgewinn<\/em>, secondo il termine talvolta usato da Freud e che tradurremo con questa espressione di Lacan: il pi\u00f9-di-godere. E questo si rivela, per riprendere questa volta una formula di Lacan, <em>impossibile da negativizzare<\/em> con il principio di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sogno e follia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In cortocircuito, diciamo che se si sceglie di privilegiare questa prospettiva, e non quella del cosiddetto esame di realt\u00e0, si dimostra in che modo lo stato del sognatore \u00e8 indistruttibile, che il risveglio \u00e8 solo un\u2019illusione. Risvegliarsi significa continuare a sognare ad occhi aperti. In questo senso, infatti, <em>tutto \u00e8 sogno.<\/em> Per Freud, il delirio appartiene alla stessa classe di fenomeni psichici del sogno. \u00c8 riportato nella prefazione alla prima edizione de <em>L\u2019interpretazione dei sogni<\/em>: <em>il sogno si rivela infatti come il primo membro di quella serie di formazioni psichiche abnormi, i cui membri ulteriori <\/em>[\u2026 sono] <em>\u2013 fobia isterica, ossessione e delirio. <\/em>Perch\u00e9 metta le fobie isteriche e le ossessioni nello stesso capitolo \u00e8 qualcosa a cui non ho ancora pensato.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, nel capitolo de <em>L\u2019interpretazione dei sogni<\/em> intitolato \u201cRapporti tra sogno e malattie mentali\u201d, Freud tratta sogno e follia sullo stesso piano. Lo vediamo citare dei filosofi a sostegno della sua tesi. Non lo fa spesso; sarebbe necessario elencare quando compaiono i filosofi nel suo testo, cosa estremamente rara. Ebbene, qui cita Kant: <em>Il pazzo \u00e8 un sognatore da sveglio<\/em> \u2013 che \u00e8 davvero una tesi freudiana \u2013 e poi Schopenhauer che dice che il sogno \u00e8 una breve follia e che la follia \u00e8 un sogno prolungato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo distinguere severamente tra il sogno come fenomeno universale e la follia, che colpisce solo alcuni? Il buon senso vorrebbe che li distinguessimo, non che li mettessimo nella stessa classe. Eppure \u00e8 proprio della psicoanalisi vedere tra i due solo differenze di qualit\u00e0 e non differenze di natura, per riprendere all\u2019incirca l\u2019orientamento di Cl\u00e9rambault citato ieri da F. Leguil. \u00c8 la specificit\u00e0 della psicoanalisi mettere in continuit\u00e0 questi fenomeni, mentre spetta ai custodi della realt\u00e0 comune discriminarli e tracciare una linea invalicabile tra il normale e il patologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante i cortocircuiti che ho dovuto fare per non prolungare eccessivamente questo discorso di chiusura, credo di aver proposto un orientamento chiaro per i lavori che saranno presentati al nostro prossimo congresso tra due anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Traduzione: Adele Succetti<\/p>\n\n\n\n<p>Rilettura: Ombretta Graciotti<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\"><\/a>* Presentazione del tema del prossimo congresso dell\u2019AMP, che si terr\u00e0 a Parigi nel 2024. Questo intervento \u00e8 stato pronunciato nella sessione conclusiva delle Grandi Assisi virtuali internazionali dell\u2019AMP <em>La donna non esiste<\/em>, il 3 aprile 2022, presso la Maison de la mutualit\u00e9 di Parigi e in videoconferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Versione stabilita da Pascale Fari e \u00c8ve Miller-Rose con Romain Aub\u00e9 e Herv\u00e9 Damase, oltre al contributo di Ariane Ducharme, Jean-Claude Encalado, Nathalie Georges e C\u00e9cile Wojnarowski. Testo non revisionato dall\u2019autore e pubblicato per sua gentile concessione. Una prima edizione \u00e8 stata pubblicata nella rivista <em>La Cause du D\u00e9sir,<\/em> n\u00b0112 (2022\/3), p. 48-75.<\/p>\n\n\n\n<p>[1] <a>J. Lacan, \u201cLacan pour Vincennes!\u201d, <em>La Psicoanalisi<\/em><\/a>, n. 62, Astrolabio Editore, Roma, 2017, p. 9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> J. Lacan, \u201cL\u2019aggressivit\u00e0 in psicoanalisi\u201d, <em>Scritti<\/em>, Einaudi, Torino, 2002, p. 118.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Questa formula, che indica il posto del \u201cd(i)ritto\u201d nel nostro tempo, \u00e8 l\u2019opposto di quella proposta da J.-A. Miller per specificare l\u2019orientamento aperto da Lacan:<em> lo storto prevale sul dritto <\/em>(J.-A. Miller, \u201cNote passo passo\u201d, in<a> J. Lacan, <em>Il Seminario, libro XXIII, Il Sinthomo<\/em>, Astrolabio Editore, Roma, 2006, p. 206<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn5\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Cfr. D. Laurent, \u201cIl <em>pousse-\u00e0-la-femme<\/em>: dalla struttura alla logica\u201d &amp; F. Leguil, \u201cL\u2019erotomania depatologizzata\u201d, interventi alle Grandi Assisi, pubblicate ne <em>La Cause du D\u00e9sir,<\/em> n\u00b0112 (2022\/3), p. 88-94 &amp; 82-87.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> J. Lacan, \u201cLacan pour Vincennes!\u201d, <em>op. cit.<\/em>, p. 9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> Cfr. J. Lacan, \u201cOuverture della raccolta\u201d, <em>Scritti, op. cit.,<\/em> p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> J. Lacan, <em>Il Seminario, libro XXIII, Il Sinthomo<\/em>, <em>op. cit<\/em>, p. 17.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 129.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 130.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AMP 2024<\/p>\n<p>Jacques-Alain Miller<\/p>\n<p>Spetta a me dare il titolo ai congressi dell\u2019AMP*. Perch\u00e9? L\u2019abitudine ha preso piede, \u00e8 diventata una sorta di tradizione \u2013 attenzione: \u00e8 un pericolo! Non sar\u00e0 sempre cos\u00ec. Ma ritengo che quel momento non sia ancora arrivato. Quindi continuo. 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