{"id":1600,"date":"2023-06-11T21:00:00","date_gmt":"2023-06-11T19:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/congresamp2024.world\/?p=1600"},"modified":"2023-07-17T19:59:48","modified_gmt":"2023-07-17T17:59:48","slug":"il-grado-zero-della-follia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/congresamp2024.world\/it\/il-grado-zero-della-follia\/","title":{"rendered":"Il grado zero della follia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>A proposito di <em>Tutti sono folli<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gil Caroz<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aforisma <em>Tutti sono folli <\/em>non concerne tutti gli esseri di questa terra, ma unicamente gli esseri parlanti che pi\u00f9 o meno obbediscono al codice del linguaggio e sono immersi in un discorso che fa legame sociale. \u00c8 certo che, quando si parla, si irrealizzano le cose, le si rendono inesistenti. Si tratta del senso stesso della formula \u00abla parola uccide la cosa\u00bb. Ma quel che fa di chi parla un folle pertiene precisamente al fatto che&nbsp;parlando&nbsp;e&nbsp;rendendo pertanto la cosa inesistente, gli fornisce un essere. Conosciamo l\u2019esempio di madame Bovary<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, che non esiste e non \u00e8 mai esistita, il cui essere per\u00f2 \u00e8 ben assicurato da un\u2019opera che le conferisce un corpo. Prendiamo un altro esempio da Russell: dire che il re di Francia \u00e8 calvo \u00e8 una follia, dal momento che il re di Francia non esiste<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. D\u2019altra parte, \u00abconviene anche osservare che se un uomo che si crede un re \u00e8 pazzo, un re che si crede un re non lo \u00e8 meno\u00bb<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una difesa contro il reale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il potere del linguaggio e dei discorsi di rendere le cose inesistenti rileva di un ampio dispositivo che chiamiamo <em>l\u2019Altro del simbolico<\/em>. Questo Altro, cos\u00ec detto simbolico, non esiste realmente. Ragione per cui \u00e8 suscettibile di mettere il soggetto al riparo da quanto vi \u00e8 di insopportabile nel reale. Quando si parla, essendo la cosa annullata, i significanti non rinviano se non ad altri significanti, i loro referenti dimorano un posto vuoto. Ci\u00f2 fa si che, in fin dei conti, non si parla d\u2019altro che dell\u2019assenza del rapporto sessuale. Quando l\u2019oggetto a perviene a tappare il vuoto di tale assenza, \u00e8 l\u00ec che il godimento, pur restando indicibile, in quanto positivizzato emerge. Sia che il posto del referente resti vuoto, sia che venga otturato dall\u2019oggetto a, in ambedue i casi il reale \u00e8 escluso dal linguaggio. Pertanto la follia costituisce una difesa universale e strutturale dell\u2019essere parlante contro il reale che poggia sull\u2019Altro, pur sviluppandosi in modo differente secondo le strutture.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Clinica ironica,<\/em> Jacques-Alain Miller descrive le differenti modalit\u00e0 di difesa che consistono nel parlare di ci\u00f2 che non esiste. Il nevrotico \u00e8 folle dal momento che fa esistere l\u2019Altro situandovi l\u2019oggetto a come consistenza logica del proprio fantasma, ma anche come oggetto perduto che causa il desiderio. Il paranoico \u00e8 folle dal momento che situa il godimento nell\u2019Altro, conferendogli cos\u00ec una consistenza reale. L\u2019Altro inesistente diventa \u00abghiotto dell\u2019oggetto <em>a<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Si trasforma in un Altro che esiste, che condensa il godimento e gode del soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p>La schizofrenia \u00e8 l\u2019unica struttura clinica che non risponde alla definizione della follia come difesa contro il reale per \u00abmezzo del simbolico\u00bb<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, dal momento che lo scarto tra il simbolico e il reale \u00e8 assente. Per lo schizofrenico, la parola \u00e8 la cosa, oppure il simbolico \u00e8 reale. Non solo lo schizofrenico non si serve dell\u2019Altro per difendersi dal reale, ma sempre tramite l\u2019ironia si attacca all\u2019Altro in quanto simbolico e in quanto legame sociale sostenuto da un discorso. Di conseguenza, lo schizofrenico \u00e8 immerso nel reale e non se ne difende.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla stregua della schizofrenia che fa eccezione tra le strutture cliniche, la psicoanalisi fa eccezione tra i discorsi riguardo alla follia, dal momento che la pratica psicoanalitica non \u00e8 una difesa contro il reale. Al contrario, essa \u00e8 un\u2019etica orientata dal reale. Lacan sottolinea che il discorso analitico \u00abnon ha niente di universale\u00bb ed \u00e8 \u00abproprio per questo che non \u00e8 materia di insegnamento\u00bb<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. In quanto universale, l\u2019insegnamento appartiene al discorso universitario che rilascia un sapere <em>esposto<\/em> che evita il reale. La psicoanalisi non si insegna, si trasmette nell\u2019incontro uno per uno e produce del sapere <em>supposto<\/em>, sapere che no vale se non per l\u2019Uno tutto solo<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Quando tale sapere \u00e8 portato fino in fondo, implica una rottura dell\u2019articolazione S1\uf0e0S2 che \u00e8 la condizione stessa del sapere universale. Gli S1 che si isolano nel momento di tale operazione non sono dell\u2019ordine di una negazione del reale, ma, al contrario, designano il reale del soggetto. In tal senso, il discorso analitico non \u00e8 per niente folle.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aforisma <em>Tutti sono folli<\/em> comporta un\u2019articolazione forte tra due termini: concerne sia l\u2019insegnamento e il sapere, da un lato, sia la clinica del delirio, dall\u2019altro. Il delirio risponde alla struttura del sapere. J.-A. Miller presenta il delirio come un S2 che risponde alla perplessit\u00e0 prodotta dall\u2019emergenza di un fenomeno elementare che pu\u00f2 essere assimilato a un S1<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Secondo tale concezione, il fenomeno elementare avrebbe il valore di un assioma, di un postulato logico, tanto enigmatico quanto inspiegabile. Il dire \u00e8 un S2 che conferisce un senso all\u2019elemento irriducibile e fuori senso quando esso insorge nella vita del soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Generalizzazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aforisma che d\u00e0 il titolo al nostro congresso si accorda con la depatologizzazione contemporanea che rimpiazza il principio clinico con il principio giuridico e sostituisce la patologia con degli stili di vita<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Orbene, quando consideriamo, a partire da questo aforisma la cui logica \u00e8 <em>sono tutti normali<\/em>, che la malattia mentale e la psicosi non esistono pi\u00f9, neghiamo il reale. La democratizzazione della clinica diventa, da questo momento in poi, di per s\u00e9 una forma di follia. J.-A. Miller ha indicato a pi\u00f9 riprese come i concetti avanzati da Lacan concernenti la psicosi possano essere generalizzati e applicati all\u2019essere parlante in quanto tale, senza peraltro togliere nulla al loro valore clinico nel momento in cui si stabilisce una diagnosi differenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; <em>L\u2019automatismo mentale \u00e8 l\u2019Altro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Consideriamo in partenza una generalizzazione operata su un concetto che promana dalla psichiatria e che \u00e8 stato forgiato da Cl\u00e9rambault: l\u2019automatismo mentale. \u00abForma iniziale di ogni psicosi\u00bb<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, l\u2019automatismo mentale \u00e8 una \u00abenunciazione indipendente\u00bb<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, un discorso parallelo, autonomo, estraneo, che parassita e attraversa il soggetto. Il parassitaggio non \u00e8 di per s\u00e9 una patologia, come propone J.-A. Miller, bens\u00ec la manifestazione dell\u2019Altro del linguaggio, ossia la partita dell\u2019umano in quanto tale. La tesi si accorda con un enunciato di Lacan che risuona come una rima: \u00abL\u2019automatismo mentale \u00e8 normale!\u00bb<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Lo psicotico, tuttavia, si distingue per il fatto di riconoscere la presenza estranea dell\u2019Altro che parla attraverso lui, e che, all\u2019occasione, gli parla e fa intrusione. Per contro, all\u2019opposto, il nevrotico misconosce il fatto che l\u2019Altro parli in lui, e intrattiene l\u2019illusione di essere lui a parlare, a meno di non riconoscere l\u2019inconscio. La generalizzazione del fenomeno dell\u2019automatismo mentale non ci impedisce dunque di distinguere la psicosi dalla nevrosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Paranoia ordinaria<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In un altro registro, questa volta immaginario, J.-A. Miller considera la paranoia a partire dal \u00abrapporto primario all\u2019altro\u00bb<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, rapporto prettamente dell\u2019ordine della paranoia generalizzata. Le radici di tale concezione si situano nel legame, che Lacan difende nella sua tesi, tra personalit\u00e0 e paranoia. Per esempio conosciamo la difficolt\u00e0, che all\u2019occasione si presenta nella clinica, a differenziare l\u2019io del paranoico dalla fortificazione alla Vauban<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a> che costituisce l\u2019io dell\u2019ossessivo, dato che, qualsiasi sia la struttura del soggetto, l\u2019io \u00e8 paranoico. Lo si legge gi\u00e0 in Freud quando descrive, ne <em>La negazione<\/em><a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, la costruzione dell\u2019io che consiste nel situare l\u2019oggetto buono all\u2019interno, nell\u2019io, e quello cattivo all\u2019esterno &#8211; simile localizzazione del godimento cattivo all\u2019esterno \u00e8 un modo paranoico di rapportarsi con l\u2019Altro. Va notato anche che questa concezione del paranoico compare nell\u2019insegnamento di Lacan fin dallo stadio dello specchio, dove regna la logica aggressiva del \u00abo tu o io\u00bb. Se consideriamo poi che l\u2019io non \u00e8 ostile solo nei confronti dell\u2019altro, ma \u00e8 anche narcisistico, possiamo parlare della paranoia come di un fatto normale oltre che correlato a una megalomania generalizzata o ordinaria.<sub><\/sub><\/p>\n\n\n\n<p>Notiamo che la costruzione dell\u2019io secondo lo stadio dello specchio si produce in due tempi. Nel primo tempo, quello dell\u2019organismo, il corpo \u00e8 frammentato. Nel secondo tempo, si costruisce l\u2019immagine unificata del corpo, gli organi sono assemblati e articolati. Nei due tempi dello specchio ritroviamo i due tempi della costruzione del delirio, dove, per quanto riguarda il secondo tempo, l\u2019io \u00e8 una sfera senza faglia che risulta equivalente alla costruzione delirante stessa. Sulla scia dello stadio dello specchio, \u00e8 a partire dall\u2019immagine del proprio corpo unificato che il soggetto si forgia un\u2019immagine fantasmatica del mondo come forma sferica e ideale, alla stregua del globo che figura nella affiche del XIV congresso della AMP. J.-A. Miller sottolinea come la paranoia generalizzata, in quanto rapporto primario con l\u2019altro, contraddica le concezioni di comprensione fondamentale dell\u2019altro secondo le teorie dell\u2019intersoggettivit\u00e0<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Pi\u00f9 che comprensibile l\u2019altro \u00e8 fondamentalmente estraneo e minaccioso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La forclusione: un transfert di dimensione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il delirio generalizzato, cos\u00ec come lo abbiamo descritto fin qui, \u00e8 una costruzione immaginaria o simbolica. Quanto alla forclusione, a differenza del delirio, non \u00e8 una costruzione, ma un rigetto di un elemento del registro simbolico che riappare nel reale. J.-A. Miller chiama il passaggio da un registro all\u2019altro <em>transfert di dimensione<\/em><a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Si tratta di un fenomeno che attraversa tutte le strutture.<\/p>\n\n\n\n<p>Un significante \u00e8 rigettato nel reale quando condensa un troppo di godimento indicibile. Il caso dell\u2019uomo dalle cervella fresche di Ernest Kris, commentato da Lacan<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[18]<\/a>, mostra assai bene come l\u2019impossibilit\u00e0 del significante di supportare la pulsione produca un rigetto nel reale sotto forma di acting out. Si tratta qui di una forclusione che non si produce nel quadro della psicosi, ma nel rapporto tra analista e analizzante. Si pu\u00f2 prendere in considerazione come l\u2019intervento dell\u2019analista, il quale non prende in considerazione la parola del paziente come una verit\u00e0 sulla pulsione orale, rigetti la pulsione dal simbolico. Quest\u2019ultima&nbsp;riappare allora nel comportamento del paziente che, questa pulsione, la mette in atto. L\u2019indicibile che non \u00e8 stato inteso dall\u2019analista ha fatto ritorno nel reale dal lato del paziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ugualmente nell\u2019isteria, un simile passaggio nel reale pu\u00f2 manifestarsi nella pantomima del soggetto, ossia nella sua condotta nel mondo. Ricordiamoci della paziente della presentazione di malati di Lacan, la quale sente ritornare nel reale l\u2019ingiuria \u00abtroia\u00bb<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[19]<\/a>, a testimonianza di un godimento indicibile che l\u2019ha invasa nel momento in cui nel corridoio del palazzo incrociava l\u2019amico della vicina. Nelle medesime circostanze, scrive J.-A. Miller, un soggetto isterico non avrebbe sentito una voce, ma \u00abnon \u00e8 proprio impensabile che sarebbe ritornato nel reale sotto un&#8217;altra forma: agire come se tutti gli uomini fossero dei porci\u00bb <a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Nella nevrosi ossessiva, \u00e8 lo sguardo del padre che, prendendo consistenza, produce un\u2019inibizione maggiore. La consistenza reale dello sguardo \u00e8 una manifestazione dell\u2019oscenit\u00e0 del superio che il significante non riesce a contenere e che, pertanto, viene rigettata dal simbolico e spostata verso il reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa serie di concetti che riguardano la psicosi, generalizzati e attribuiti al parlessere in quanto tale, mostra assai bene come l\u2019aforisma <em>Tutti sono folli <\/em>possa benissimo coesistere con un riconoscimento del reale della clinica. Il fatto che tali fenomeni attraversino le strutture psichiche non conduce necessariamente alla loro soppressione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Una forclusione inerente alla cura<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ritorniamo alla questione dell\u2019insegnamento. Bisogna essere folle, dice Lacan, per voler insegnare la psicoanalisi nella modalit\u00e0 universitaria, ossia come un sapere esposto e universale. Ci\u00f2 nonostante, la formazione dello psicoanalista si situa al cuore dell\u2019azione delle Scuole della AMP. Vuole dire che, se non c\u2019\u00e8 un insegnamento della psicoanalisi sensato, vi \u00e8, come abbiamo potuto vedere, una trasmissione possibile, uno per uno. Il sapere in gioco nella trasmissione, per\u00f2, differisce dal sapere dominante, quello di cui il padrone \u00e8 l\u2019agente. E\u2019 un sapere che fa orrore. Del resto, Lacan mette in dubbio che i candidati all\u2019analisi si ingaggerebbero nell\u2019esperienza se gi\u00e0 sapessero che la destituzione soggettiva \u00e8 scritta sul biglietto d\u2019entrata. \u00abSolo che porre un\u2019interdizione su quanto si impone del nostro essere vuol dire offrirci a un ritorno del destino fatto di maledizione. Ricordiamoci del verdetto lacaniano: ci\u00f2 che viene rifiutato nel simbolico riappare nel reale\u00bb<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>In altri termini, vi \u00e8 una forclusione possibile, inerente alla cura analitica stessa, quando si rifiuta il sapere che discende dalla destituzione soggettiva. Destituzione che, imponendosi al soggetto in analisi, implica che ci\u00f2 di cui si sostiene \u2013 la sofferenza, il fantasma, le identificazioni, il lamento, la divisione e la supposizione di sapere \u2013 non gli \u00e8 pi\u00f9 di nessun aiuto. Il soggetto, allora, deve prendere appoggio sulla propria esistenza in quanto essa costituisce l\u2019unico punto di certezza in grado di orientare la sua etica. Il riconoscimento dell\u2019inesistenza dell\u2019Altro \u00e8 correlato a una forma di riconoscimento del reale e pu\u00f2 provocare \u00abl\u2019orrore, l\u2019indignazione, il panico\u00bb<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[22]<\/a>, ma costituisce il grado zero della follia.<\/p>\n\n\n\n<p>Traduzione : C\u00e9line Menghi<\/p>\n\n\n\n<p>Rilettura : Marco Androsiglio<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Miller J.-A., \u00abL\u2019orientamento lacaniano. L\u2019Uno tutto solo\u00bb, insegnamento pronunciato all\u2019interno del dipartimento.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Miller J.-A., \u00abLa psychose dans le texte de Lacan\u00bb, <em>Analytica<\/em>, no&nbsp;58, 1989, p.&nbsp;137.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Lacan J., \u00abDiscorso sulla causalit\u00e0 psichica\u00bb,<em> Scritti<\/em>, Torino, Einaudi, 1974, p.&nbsp;164-65.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Miller J.-A, \u00abClinica ironica\u00bb (1993), in <em>I paradigmi del godimento<\/em>, Roma, Astrolabio, 2001, p.&nbsp;216.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ibid., p.&nbsp;2010.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Lacan J., \u00abLacan pour Vincennes!\u00bb, <em>Ornicar?,<\/em> no&nbsp;17\/18, printemps 1979, p.&nbsp;278.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> Miller J.-A., \u00abTout le monde est fou, AMP 2024\u00bb, <em>La Cause du d\u00e9sir<\/em>, no&nbsp;112, novembre 2022, p.&nbsp;52. Testo di orientamento al congresso della AMP 2024. Vi si trovano parecchi punti che sono qui sviluppati.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> J.-A. Miller \u00abL\u2019invention du d\u00e9lire\u00bb, <em>La Cause freudienne<\/em>, no&nbsp;70, 2008, p.&nbsp;81-93.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Miller J.-A., \u00abTout le monde est fou, AMP 2024\u00bb, <em>op. cit.,<\/em> p.&nbsp;49-50.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> Miller J.-A., \u00abEnseignements de la pr\u00e9sentation de malade\u00bb, La conversation d\u2019Arcachon, Agalma \u2013 Le Seuil, 1997, p.&nbsp;294.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> <em>Ibid.,<\/em> p.&nbsp;295.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> Lacan J., \u00abVerso un significante nuovo\u00bb, <em>I paradigmi del godimento<\/em>, <em>op. cit.,<\/em> pp. 83-96.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> Miller J.-A., \u00abLa parano\u00efa, rapport primaire \u00e0 l\u2019autre\u00bb, <em>The Lacanian Review<\/em>, n\u00b0&nbsp;10, d\u00e9cembre 2020, p.&nbsp;56-90.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> Lacan J., \u00abL\u2019aggressivit\u00e0 in psicoanalisi\u00bb, <em>Scritti<\/em>, op. cit., p.&nbsp;102.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> Freud S., \u00abLa negazione\u00bb, [1925], in <em>Opere<\/em> Torino, Bollati Boringhieri, 1970, vol. 10, pp. 197-201.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> Miller J.-A., \u00abLa parano\u00efa, rapport primaire \u00e0 l\u2019autre\u00bb, <em>op. cit.<\/em> p.&nbsp;82.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[17]<\/a> Miller J.-A., \u00abLa preclusione generalizzata\u00bb, in <em>I paradigmi del godimento<\/em>, Roma, Astrolabio, 2001, pp.&nbsp;189-194.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[18]<\/a> Lacan J., \u00abLa direzione della cura e i principi del suo potere\u00bb, <em>Scritti<\/em>, op. cit., p.&nbsp;580-642.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[19]<\/a> Lacan J., \u00abUna questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi\u00bb, Scritti, op. cit., p.&nbsp;527-579.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[20]<\/a> Miller J.-A., \u00abPreclusione generalizzata\u00bb, op. cit. p.&nbsp;193.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[21]<\/a> Lacan J., \u00abProposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola\u00bb, Altri scritti, Torino, Einaudi, 2013, p.&nbsp;250.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[22]<\/a> Ibid.<\/p>\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A proposito di Tutti sono folli<\/p>\n<p>Gil Caroz<\/p>\n<p>L\u2019aforisma Tutti sono folli non concerne tutti gli esseri di questa terra, ma unicamente gli esseri parlanti che pi\u00f9 o meno obbediscono al codice del linguaggio e sono immersi in un discorso che fa legame sociale. \u00c8 certo che, quando si parla, si irrealizzano le cose, le si rendono inesistenti. Si tratta del senso stesso della formula \u00abla parola uccide la cosa\u00bb. 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